Contenuti

CAPITOLO 1: GLI ANNI FIAT
CAPITOLO 2: GLI ANNI LANCIA
CAPITOLO 3: GLI ANNI ALFA ROMEO
CAPITOLO 4: VERSO NTECHNOLOGY



CAPITOLO 1: GLI ANNI FIAT
Dal 1971 l’Abarth diventa una società totalmente controllata dalla Fiat, con un amministratore delegato di sua nomina. Il primo è l’ingegnere Giovanni Sguazzini, che in quel momento è anche responsabile del piccolo Reparto Rally, nato nei meandri della filiale di corso Bramante a Torino e poi passato in una sede propria in corso Giulio Cesare. La decisione di unire le forze è la prima ovvia conseguenza. Il Reparto Rally della Fiat si trasferisce in corso Marche 72, in un edificio accanto alla sede storica del numero civico 38, usato per i servizi clienti e ricambi.
Il controllo diretto da parte di Fiat apre nuovi orizzonti, con attività diversificate. Il primo grande risultato è la nascita della Autobianchi A112 Abarth. L’esperienza delle competizioni sul motore Fiat tipo 100, nato per la 600 con soli 633 cc e maggiorato per le vetture dello Scorpione a 850 e 1000 cc, permette di allestire una vettura agile, affidabile e potente che riproporrà ad un vasto pubblico il concetto di vettura Abarth.
La produzione dei motori è affidata all’azienda, che allestisce una linea per il motore e di alcune sue parti principali, sino alla sua delibera e spedizione allo stabilimento di Desio per il montaggio in vettura. L’avvenire del settore industriale è assicurato per alcuni anni: alla versione 58 HP di 998 cc succederà la versione 70 HP di 1050 cc e possono essere così riconvertite le maestranze che si rendono libere dalla produzione delle famose marmitte Abarth, ormai in inesorabile calo.
Accanto alla produzione, la direzione Abarth affidata a Renzo Avidano, braccio destro di Carlo Abarth negli anni ruggenti, sviluppa altre attività, come la produzione di prototipi di vetture di serie per Fiat (sui modelli 126 e 128), la realizzazione di una vettura Sport biposto di 2000 cc per una categoria che domina le gare europee del momento, e, accanto a questa, una serie di motori per entrare in concorrenza con la BMW Motorsport che domina il mercato delle Sport 2000 e della Formula 2.
Ma un’attività prevale su tutte. La Fiat ha scoperto i rally grazie ai suoi clienti, la progettazione delle vetture ed il loro sviluppo per questa specialità diventano il cuore dell’attività di corso Marche. Dal 1° ottobre 1981 la Abarth & C. cessa di esistere, subentra la Fiat Auto Gestione Sportiva, una sezione della casa madre dedicata alla gestione dei programmi sportivi automobilistici, destinata a durare sino alla fine del 1999, per poi trasformarsi in Fiat Auto Corse S.p.A.















CAPITOLO 2: GLI ANNI LANCIA
L’impegno nel settore rally porta alla conquista di tre titoli mondiali (nel 1977, 1978 e 1980) e nascono così le credenziali per poter acquisire il diritto a sviluppare, produrre e gestire la futura vettura di punta del Gruppo Fiat, destinata alla riconquista del titolo mondiale costruttori.
Dal 1982 la FISA, ora FIA, cambia i regolamenti aprendo i rally a vetture di piccola serie (i Gruppi B, prodotti in soli 200 esemplari) accanto a quelle di larga produzione (i Gruppi A, 5000 esemplari). Fatta la scelta di diversificare i campi di attività dei marchi - la Lancia nei gruppi B e la Fiat nei Gruppi A - l’Abarth si trova coinvolta nello sviluppo di due modelli, il primo per il titolo mondiale costruttori, il secondo per i clienti privati: sono rispettivamente la Lancia Rally, più nota come SE037, dal numero di progetto salito al rango di sigla “semi-ufficiale”, e la Fiat Ritmo Abarth. L’attività di Abarth per il marchio Lancia vedrà successivamente lo sviluppo e la produzione di una vettura Gruppo B a quattro ruote motrici, la Delta S4. E, dopo la repentina eliminazione di questo Gruppo dai rally, arriva l’incarico di trasformare la Delta 4WD in un simbolo, capace di vincere consecutivamente sei Campionati del Mondo Rally.
Il ruolo dell’Abarth è, in questo caso, non più quello di occuparsi della produzione, ma quello di gestire lo sviluppo del veicolo per le competizioni e di proporre le varianti per le serie successive, per aumentarne la competitività alla luce dei regolamenti che spesso mutano a breve termine, sotto la pressione dei concorrenti diretti che cercano in un qualche modo di arginare il “fenomeno Delta”.
L’attività verso il marchio Fiat è relegata in modelli di secondo piano riservati a trofei, e non manca un’escursione nel settore dei veicoli senza motore: un bob studiato per la FISI.
In questo periodo Abarth si unisce fisicamente con la Lancia Corse, questo gruppo si trasferisce in corso Marche 72 ma resta con una propria identità ed autonomia, dedicandosi alle attività in pista con la Beta Montecarlo Gruppo 5, con le LC1 ed LC2, che gareggiano per il titolo mondiale costruttori nelle gare di durata. Le vetture sono progettate, sotto la guida di Gianni Tonti, dalla ditta Dallara di Varano de’ Melegari (PR) e gestite dalla Squadra Corse della Lancia, composta dagli uomini artefici dei successi di Stratos e Fulvia.
L’attività di Abarth per la Lancia prosegue sino al 1993, anno del ritiro del Marchio dalla scena mondiale, deciso dalla direzione Fiat per dare spazio e budget al marchio Alfa Romeo.














CAPITOLO 3: GLI ANNI ALFA ROMEO
L’acquisizione dell’Alfa Romeo nel 1987 da parte di Fiat ha, come abbiamo appena visto, le sue conseguenze anche in corso Marche, con la chiusura dell’attività sportiva del marchio Lancia.
Per ciò che riguarda l’Alfa Romeo, dopo un primo periodo di attività indipendente (ma con l’Alfa Corse ormai guidata da Giorgio Pianta, che ha lasciato l’attività in Abarth di responsabile della qualità su strada per diventare il “motore” del rilancio dell’attività sportiva della Casa milanese) i legami tra le due strutture, Abarth ed Alfa Corse, diventano via via più stretti.
La prima fase vede il marchio milanese, che ha appena lasciato la Formula 1, cercare nuovi sbocchi, prima con la realizzazione della 164 Procar in collaborazione con Brabham, poi con la fornitura di motori per la Formula Indy, in ottica di sviluppo nel mercato USA. Dal 1988 inizia la cooperazione dei due gruppi di tecnici, Abarth ed Alfa Corse, dapprima su un progetto di vettura Sport Prototipo, la SE048, prematuramente interrotto, poi, con una serie di modelli di vetture da turismo su base Alfa 155, vittoriosa nel Campionato Italiano 1992, in quello tedesco 1993 e in quello inglese del 1994, sempre con regolamenti diversi abilmente interpretati dall’Abarth.
Il germe dei rally rimane vivo grazie alle attività nei trofei monomarca, grazie alla Fiat Cinquecento in varie versioni e livelli: è un momento in cui l’attività agonistica nelle corse su strada è tollerata dalla direzione Fiat, ma va mantenuta di basso profilo.
In questo periodo, a metà 1994, si ha anche l’abbandono della storica sede di corso Marche 38, ormai soffocata dalla città in espansione, che ha ridotto il Campo Volo, indispensabile per il collaudo dei veicoli, ad una corsia di poche centinaia di metri, e rende problematico l’utilizzo delle Sale Prova Motori, per il loro rumore poco gradito ai condomini ed alle scuole, ormai troppo vicini.
La nuova sede è nello stabilimento Lancia di Chivasso, dove l’attività produttiva è cessata e si ha a disposizione anche la pista di collaudo, che vedrà il battesimo di molti nuovi modelli.
Il passaggio a Chivasso vede la chiusura definitiva delle Sale Prova Motori di corso Marche e l’attività motoristica è concentrata a Settimo Milanese. Si dividono così i ruoli: veicoli e trasmissioni a Chivasso, in Abarth, e motori in Alfa Corse.




















CAPITOLO 4: VERSO NTECHNOLOGY
Il 1996 si conclude con una rivoluzione: muore il Campionato ITC, travolto dai costi esorbitanti e dalla decisione di due attori protagonisti, Alfa Romeo ed Opel, di lasciare il palcoscenico su cui si battono contro lo strapotere sportivo e politico del marchio Mercedes. Vi è un cambio al vertice a stagione in corso, Giorgio Pianta viene bruscamente allontanato ed il suo posto è preso da Francesco Galletto, responsabile della gestione delle risorse della direzione tecnica Fiat.
Dopo un inevitabile ma breve periodo di stasi, in cui vengono riconvertite molte risorse su lavori per conto di Fiat (dalle prove in pista per evitare le aperture accidentali degli airbag alla progettazione di vetture per disabili, dal supporto alla produzione di una piccola serie di taxi al prestito di personale per la progettazione della 156 GTA), si riprende la progettazione di vetture da competizione.
Per l’Alfa l’occasione di voltare pagina coincide con l’uscita sul mercato del modello 156, che verrà sviluppato a Chivasso secondo diversi regolamenti, dal Superturismo alla Superproduzione sino al vittorioso Super 2000, vinto all’esordio del Campionato Europeo nel 2002.
Per il marchio Fiat, invece, si esce dal ghetto delle piccole vetture con la realizzazione della Punto Kit e della Super 1600, per una formula di primo livello nei rally: la Fiat, oltre a vendere più di settanta vetture, ritorna dopo molti anni ad una vittoria assoluta in un rally di campionato italiano.
Dal punto di vista societario, la gestione delle Alfa 156 è affidata sin dall’inizio al Team Nordauto di Mauro Sipsz, che ha sede a Cremona: il legame con questa struttura diventerà via via più stretto, sino alla fusione ed alla creazione, il 1° luglio 2001, di NTechnology a Chivasso e di Milantech a Settimo Milanese, per lo sviluppo di vetture e di motori da competizione per qualunque marca.
L’avventura di NTechnology dura sino al 31 dicembre 2005, quando la struttura viene ripresa sotto il totale ed esclusivo controllo di Fiat, con conseguente cambio di nome in un anonimo NewBusiness16, che sfocerà nel 2007 nella rinata Abarth.


















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